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Rifiuti, modifica alla legge 152 consentirà di requisire impianti TmbRifiuti, modifica alla legge 152 consentirà di requisire impianti Tmb

Uno dei due impianti Tmb della Co.la.ri sottoposti a sequestro (Jpeg)

L’emergenza discariche che, a detta del sindaco di Roma Marino, rischierebbe di portare alla paralisi della raccolta rifiuti dal 22 maggio potrebbe essere risolta con un decreto ad hoc: una semplice modifica al codice dell’Ambiente. E’ questa la via d’uscita al rebus ciclo dei rifiuti nella Capitale che il ministero dell’Ambiente ha individuato per consentire l’ormai improcrastinabile requisizione dei due impianti di Trattamento meccanico e biologico (Tmb) entrambi di proprietà della Co.la.ri. di Manlio Cerroni e per questo sosttoposti a sequestro dal prefetto di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul patron di Malagrotta. Grazie ad un’ordinanza del primo cittadino di Roma ai camion dell’Ama è permesso portare ogni giorno negli impianti di Trattamento meccanico e biologico (Tmb) circa 1.500 tonnellate di immondizia, 1.300 delle quali prodotte dai romani. Una quantità analoga viene trattata nei Tmb dell’Ama a Rocca Cencia. Altre 600 tonnellate circa al giorno finiscono nel vicino tritovagliatore mentre gli scarti della lavorazione, poi, vengono trasportati in alcune discariche del Nord Italia.
Tuttavia il provvedimento del prefetto impedisce alle società proprietaria dei Tmb coinvolti nell’inchiesta di contrarre rapporti con società pubbliche. L’ordinanza del Comune che bypassa l’ostacolo legale non è reiterabile, quindi a fine maggio - salvo un improbabile dissequestro - i Tmb e il tritovagliatore non sarebbero più utilizzabili e si rischia l'emergenza. Per questo motivo il ministero dell’Ambiente studia la requisizione degli impianti.
L’escamotage trovato dal ministro per evitare conseguenze disastrose per Roma, pur senza nominare quel commissario richiesto sia da Marino sia da Zingaretti, consiste nell’apportare una modifica all’articolo 191 del decreto legislativo 152 del 2006 (il cosiddetto codice dell’Ambiente). In virtù di quell’articolo già adesso i governatori, i presidenti della Province e i sindaci «qualora si verifichino situazioni di eccezionale e urgente necessità di tutela della salute pubblica e dell’ambiente, e non si possa altrimenti provvedere, possono emettere ordinanze contingibili e urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente». Questi provvedimenti «hanno efficacia per un periodo non superiore a sei mesi» e non possono essere reiterati per più di due volte. Con la variazione in arrivo, ai poteri degli enti locali verrà aggiunto il potere di requisizione.
La novità sarà contenuta in un decreto legge del ministro Galletti (attualmente al vaglio del dipartimento affari giuridici di Palazzo Chigi) di più ampia portata, che riguarderà settori diversi come la difesa del suolo, le aree protette e la valutazione di impatto ambientale e che potrebbe essere approvato già nel prossimo Consiglio dei ministri. Nel caso in cui la norma passasse, in caso di necessità Zingaretti o Marino potrebbero requisire i tre impianti in questione e affidarli a un soggetto (Ama ad esempio) che a quel punto dovrebbe provvedere alla gestione (pagare stipendi ai dipendenti e manutenzione) e liquidare un indennizzo ai titolari per l’uso, magari accantonando queste somme su un conto «blindato» in attesa che la giustizia  faccia il suo corso. Sulla soluzione pende tuttavia la pronuncia del Tar, martedì 29 aprile: se il tribunale accettasse di concedere la sospensiva richiesta da Colari sia sull’interdittiva del prefetto Pecoraro che sull’ordinanza di Marino, tutto verrebbe rimesso in discussione.

Fonte: http://roma.corriere.it/

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